Guide · Regime forfettario

La fattura elettronica in regime forfettario

Ultimo aggiornamento: 6 ottobre 2026

Il regime forfettario semplifica la vita su molti fronti, ma la fattura resta un documento con regole precise, e in alcuni punti sono regole diverse da quelle di una partita IVA ordinaria. Niente IVA, ma bisogna dire perché. Niente ritenuta d'acconto, ma bisogna dirlo al cliente. E a volte c'è un'imposta di bollo da 2 euro che non c'entra nulla con l'IVA ma che se la dimentichi ti costa una sanzione.

Questa guida mette in fila tutto quello che deve comparire su una fattura forfettaria e i numeri che contano: 77,47 euro, 2 euro, 85.000 euro.

Dal 2024 l'obbligo vale per tutti

Fino a metà 2022 i forfettari erano esonerati dalla fattura elettronica. Poi l'esonero si è ridotto per gradi: dal 1° luglio 2022 l'obbligo è scattato per chi nel 2021 aveva superato 25.000 euro di ricavi o compensi, e dal 1° gennaio 2024 riguarda tutti i forfettari, senza soglie, comprese le partite IVA aperte di recente.

In pratica: se oggi apri una partita IVA in forfettario, la prima fattura che emetti deve essere elettronica e passare dal Sistema di Interscambio. Se non conosci ancora il percorso, la guida su come funziona la fattura elettronica lo spiega dall'inizio.

Niente IVA: ma va scritto come si deve

Il forfettario non addebita l'IVA in fattura e non la detrae sugli acquisti. Nel file XML questo si traduce in tre elementi che devono essere coerenti fra loro:

CampoValore
Aliquota IVA0.00
Natura dell'operazioneN2.2 — operazioni non soggette, altri casi
Dicitura in fatturail riferimento normativo, nel campo delle note o della causale

Il codice N2.2 è quello corretto. Capita di vedere fatture forfettarie con N1 (escluse ex art. 15) o N4 (esenti): sono codici sbagliati, descrivono situazioni diverse e possono creare problemi al cliente in sede di registrazione. Un'aliquota a zero senza nessuna natura indicata, invece, fa scartare la fattura dallo SDI.

La dicitura di legge

La formula da riportare è questa:

«Operazione effettuata ai sensi dell'articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/2014 e successive modificazioni. Operazione non soggetta a ritenuta d'acconto ai sensi dell'articolo 1, comma 67, della Legge n. 190/2014.»

La prima parte spiega al cliente perché non c'è IVA; la seconda gli dice che non deve trattenere la ritenuta d'acconto. Sono due informazioni distinte e conviene scriverle entrambe: capita spesso che un committente, in dubbio, trattenga il 20% per prudenza, e recuperarlo poi è una seccatura.

L'imposta di bollo da 2 euro

Questa è la parte che sorprende chi arriva dal lavoro dipendente. Le fatture senza IVA di importo superiore a 77,47 euro sono soggette a imposta di bollo di 2 euro. È una regola antica (il DPR 642 del 1972) che si applica anche ai forfettari, proprio perché le loro fatture non scontano l'IVA.

Due precisazioni che evitano errori:

Su una fattura elettronica il bollo è virtuale: non si applica alcun contrassegno, si valorizzano i campi che dichiarano l'assolvimento del bollo in modo virtuale e l'importo di 2 euro. L'Agenzia delle Entrate raccoglie i dati dalle fatture transitate dallo SDI e mette a disposizione, nel portale «Fatture e Corrispettivi», un prospetto riepilogativo trimestrale degli importi dovuti.

Quando si paga il bollo

Il versamento è trimestrale e si fa con F24 oppure con addebito sul conto direttamente dal portale. Le scadenze ordinarie sono:

TrimestreScadenza
1° (gennaio – marzo)31 maggio
2° (aprile – giugno)30 settembre
3° (luglio – settembre)30 novembre
4° (ottobre – dicembre)28 febbraio dell'anno successivo

È prevista una semplificazione per gli importi piccoli: se il bollo dovuto per il primo trimestre non supera 5.000 euro si può versare insieme al secondo trimestre, entro il 30 settembre; e se la somma di primo e secondo trimestre non supera 5.000 euro si può versare entro il 30 novembre. Per la quasi totalità dei forfettari questo significa, in pratica, due versamenti all'anno invece di quattro.

Il bollo si può addebitare al cliente?

Sì, è una prassi diffusa: in fattura si aggiunge una riga «rimborso imposta di bollo» da 2 euro. Il bollo resta però dovuto da te, e sei tu il responsabile del versamento: l'addebito è solo un modo di ribaltarne il costo. Tieni presente che secondo l'Agenzia delle Entrate l'importo riaddebitato al cliente va considerato parte del compenso e quindi concorre al reddito del forfettario: è un punto su cui conviene allinearsi con il proprio commercialista prima di impostare il modello di fattura.

La soglia degli 85.000 euro

Il regime forfettario si può applicare fino a 85.000 euro di ricavi o compensi incassati nell'anno. Oltre, si esce — ma il quando dipende da quanto si supera:

Vale la pena tenere il conto durante l'anno, non a dicembre: il secondo scenario comporta di dover gestire l'IVA in corsa, con le liquidazioni periodiche che ne derivano.

Un'avvertenza: la soglia si misura su quanto hai incassato, perché i forfettari applicano il criterio di cassa. Una fattura emessa a dicembre e incassata a gennaio conta nell'anno dell'incasso.

Che cosa non devi fare

Elenco breve, perché è fatto quasi solo di cose in meno rispetto al regime ordinario:

Restano invece in piedi gli obblighi su fattura elettronica, imposta di bollo, numerazione progressiva e conservazione decennale dei documenti, sia emessi sia ricevuti.

Attenzione a due casi particolari

Reverse charge sugli acquisti. Se compri servizi da un fornitore estero o acquisti in reverse charge interno, anche in forfettario devi integrare la fattura e versare l'IVA, pur non potendola detrarre. È una delle poche occasioni in cui un forfettario si trova a fare un versamento IVA.

Il recapito per le fatture che ricevi. Anche in forfettario ricevi fatture elettroniche dai fornitori, e se non hai registrato un recapito finiscono solo nella tua area riservata sul portale dell'Agenzia delle Entrate. Come indicare un codice destinatario e, meglio ancora, come registrarlo una volta per tutte, lo trovi nella guida su codice destinatario e PEC.

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Domande frequenti

Quando devo mettere il bollo da 2 euro sulla fattura?

Quando la somma degli importi senza IVA indicati in fattura supera 77,47 euro. L'imposta è di 2 euro per documento, qualunque sia l'importo oltre quella soglia. A 77,47 euro esatti il bollo non è dovuto: serve che la soglia sia superata.

Qual è la natura IVA corretta per un forfettario?

N2.2, «operazioni non soggette - altri casi». L'aliquota resta a zero e nel campo della natura si indica N2.2, accompagnata in fattura dalla dicitura che richiama l'articolo 1, commi da 54 a 89, della legge 190/2014.

Che cosa succede se supero gli 85.000 euro?

Se a fine anno i ricavi o compensi incassati superano 85.000 euro ma restano entro 100.000, il regime forfettario finisce dal 1° gennaio dell'anno successivo. Se invece superi 100.000 euro l'uscita è immediata: dall'operazione che ti porta oltre la soglia devi applicare l'IVA.

Il cliente mi deve applicare la ritenuta d'acconto?

No. I compensi di chi è in regime forfettario non sono soggetti a ritenuta d'acconto. In fattura va indicata la dicitura che richiama l'articolo 1, comma 67, della legge 190/2014 e il cliente, come sostituto d'imposta, non trattiene nulla.

Dal 2024 la fattura elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari?

Sì. L'esonero è finito il 30 giugno 2022 per chi aveva superato 25.000 euro di ricavi nel 2021 e dal 1° gennaio 2024 vale per tutti i forfettari, senza più soglie, comprese le partite IVA aperte da poco.