Guide · Recapito telematico

Codice destinatario e PEC: come si riceve una fattura elettronica

Ultimo aggiornamento: 6 ottobre 2026

Quando emetti una fattura elettronica non la mandi al tuo cliente: la mandi al Sistema di Interscambio dell'Agenzia delle Entrate, che la consegna al suo posto. Perché lo SDI sappia dove consegnarla serve un indirizzo, e quell'indirizzo non è una email: è un codice destinatario oppure una PEC.

È il campo che causa più telefonate fra fornitore e cliente, e anche parecchie fatture che «spariscono». Questa guida spiega che cosa sono i due recapiti, come si sceglie il proprio, perché esistono i sette zeri e — la parte che quasi nessuno fa, pur essendo la più utile — come registrare il proprio recapito una volta per tutte.

Che cos'è il codice destinatario

Il codice destinatario è una sigla di sette caratteri alfanumerici che identifica il canale attraverso cui un soggetto riceve le fatture elettroniche. Non viene assegnato all'azienda: viene assegnato a chi fa da tramite verso lo SDI, cioè al software di fatturazione o all'intermediario che hai scelto. Tutti i clienti di quel servizio condividono lo stesso codice; a distinguerti dagli altri è la tua partita IVA, che viaggia nella stessa fattura.

Da questo discende una conseguenza pratica: se cambi programma di fatturazione, cambia anche il tuo codice destinatario. Non è un dato permanente come la partita IVA.

Per la Pubblica Amministrazione il funzionamento è diverso: il codice ha sei caratteri ed è il codice univoco ufficio pubblicato nell'Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA). Identifica l'ufficio preciso che deve ricevere la fattura, non un canale tecnico.

Che cos'è la PEC come recapito

In alternativa al codice si può indicare una casella di posta elettronica certificata. Lo SDI recapita il file XML come allegato a un messaggio PEC. Funziona, ed è la scelta di chi non usa un gestionale: ricevi le fatture in una casella di posta e le scarichi manualmente.

Nel file XML i due recapiti non convivono: se usi la PEC, il campo del codice destinatario va compilato con 0000000 e la PEC va indicata nel campo apposito. Metterli entrambi, o metterne nessuno, è un errore che porta allo scarto.

Quale dei due conviene

Codice destinatarioPEC
Dove arriva la fattura Direttamente nel tuo programma di fatturazione In una casella di posta, come allegato
Lavoro manuale Nessuno: la fattura è già registrata e leggibile Scaricare il file, aprirlo, archiviarlo
Rischio Va aggiornato se cambi fornitore del servizio Casella piena o PEC scaduta: le fatture non arrivano

Se ricevi più di qualche fattura al mese, il codice destinatario fa risparmiare molto tempo. La PEC resta una buona soluzione di riserva, ed è meglio di niente.

I sette zeri: 0000000

Quando chi emette la fattura non conosce il recapito del cliente, scrive 0000000. La fattura è valida e lo SDI la accetta: non potendo recapitarla a un canale, la mette a disposizione del destinatario nella sua area riservata del portale «Fatture e Corrispettivi», e al mittente arriva un'attestazione di avvenuta trasmissione con impossibilità di recapito. In quel caso il fornitore è tenuto ad avvisare il cliente che la fattura è disponibile lì.

Lo stesso valore si usa per i clienti privati senza partita IVA: si indica il loro codice fiscale e 0000000 come recapito. L'originale resta nell'area riservata del cliente e tu gli consegni una copia cartacea o in PDF, avvisandolo che quella copia non è il documento originale.

Per i clienti esteri, invece, il valore è XXXXXXX: sette lettere X. Serve a far transitare dallo SDI anche le operazioni verso l'estero, che il destinatario non riceverà mai per questa via — a lui manderai la fattura nel formato che usate di solito.

Come registrare il tuo recapito (il passaggio che quasi nessuno fa)

Qui arriva la parte importante. L'Agenzia delle Entrate mette a disposizione un servizio che permette di registrare il proprio indirizzo telematico: un codice destinatario o una PEC associati stabilmente alla tua partita IVA.

L'effetto è questo: il recapito registrato prevale su quello scritto in fattura. Se un fornitore indica sette zeri perché non conosce i tuoi dati, o scrive un codice vecchio rimasto in anagrafica dai tempi in cui usavi un altro software, lo SDI consegna comunque la fattura al recapito che hai registrato. È il modo più sicuro per non perdere nessuna fattura passiva, e si fa una volta sola.

I passaggi

  1. Entra nel portale «Fatture e Corrispettivi» dell'Agenzia delle Entrate, con SPID, CIE, CNS o le credenziali Fisconline/Entratel.
  2. Se agisci per conto di una società, scegli prima l'incarico corrispondente.
  3. Apri la sezione dedicata alla fatturazione elettronica e cerca il servizio di registrazione dell'indirizzo telematico.
  4. Indica il tuo recapito: il codice destinatario di sette caratteri che ti ha comunicato il tuo programma di fatturazione, oppure l'indirizzo PEC.
  5. Conferma. La registrazione è attiva e vale da quel momento in avanti.

Nella stessa area trovi anche il servizio che genera un codice QR con i tuoi dati fiscali e il recapito: mostrandolo a un fornitore, lui compila l'anagrafica senza dettarti nulla e senza sbagliare una cifra della partita IVA.

Ricordati di tornare a modificare la registrazione se cambi software o intermediario: fino a quel momento lo SDI continuerà a consegnare le fatture al vecchio canale.

Che cosa chiedere a un cliente nuovo

Per emettere una fattura corretta a un'azienda o a un professionista ti servono quattro cose:

Se il cliente non sa risponderti — succede spesso, e non è colpa sua — hai due alternative: chiedergli il codice QR dell'Agenzia delle Entrate, oppure emettere con 0000000 e avvisarlo che troverà la fattura nella sua area riservata. Nessuna delle due è un errore.

Gli errori che fanno scartare la fattura

Sono controlli che si possono fare prima dell'invio. La guida su come funziona la fattura elettronica riassume tutte le ricevute dello SDI e che cosa fare dopo uno scarto.

Con FATTURE4U ti indichiamo il codice destinatario da registrare sul portale, e da lì in avanti le fatture dei fornitori arrivano da sole, già lette e archiviate. Prova gratis per 15 giorni.

Domande frequenti

Che cosa scrivo se il cliente non mi dà il codice destinatario?

Scrivi 0000000, sette zeri. La fattura viene comunque accettata dallo SDI e messa a disposizione del destinatario nella sua area riservata sul portale dell'Agenzia delle Entrate. Se però il cliente ha registrato un proprio recapito, lo SDI gliela consegnerà lì ugualmente.

Meglio il codice destinatario o la PEC?

Il codice destinatario è preferibile se usi un software di fatturazione: la fattura entra direttamente nel programma, già letta e archiviata. La PEC funziona, ma ti consegna un file XML dentro una casella di posta, che poi devi gestire a mano. Chi riceve molte fatture trova molto più comodo il codice.

Se registro il mio recapito, i fornitori devono aggiornare i miei dati?

No, ed è il vantaggio principale della registrazione. L'indirizzo telematico registrato sul portale «Fatture e Corrispettivi» prevale su quello scritto in fattura: lo SDI consegna lì anche se il fornitore ha indicato un codice diverso o sette zeri.

Il codice destinatario è lo stesso per tutta la vita dell'azienda?

No: non appartiene all'azienda ma al canale di chi trasmette e riceve per suo conto. Se cambi software di fatturazione o intermediario, cambia anche il codice, e dovrai aggiornare la registrazione del recapito e avvisare i fornitori abituali.

Che codice si usa per un cliente estero o per un privato senza partita IVA?

Per un cliente estero si indicano sette lettere X (XXXXXXX). Per un privato senza partita IVA si usa 0000000 e si indica il suo codice fiscale: l'originale resta nella sua area riservata e tu sei tenuto a consegnargli una copia cartacea o in PDF.