Guide · Pubblica Amministrazione

Fatturare alla Pubblica Amministrazione

Ultimo aggiornamento: 6 ottobre 2026

La fattura verso un comune, una scuola, una ASL o un ministero segue lo stesso percorso di quella verso un'azienda — passa dal Sistema di Interscambio — ma ha quattro differenze che fanno saltare le fatture di chi non le conosce: un formato diverso, un codice destinatario diverso, la firma digitale obbligatoria e dei codici di gara che, se mancano, bloccano il pagamento.

La fatturazione elettronica verso la PA, vale la pena ricordarlo, è la più antica: obbligatoria dal 6 giugno 2014 per ministeri, agenzie fiscali ed enti previdenziali, e dal 31 marzo 2015 per tutte le altre amministrazioni. Era già in piedi quattro anni prima che l'obbligo si estendesse ai privati.

Il formato FPA12

Il file XML è lo stesso di sempre, ma il campo che indica il formato di trasmissione va valorizzato con FPA12 anziché con FPR12, che è quello delle fatture verso privati e imprese. Non è un dettaglio estetico: FPA12 attiva controlli e campi obbligatori aggiuntivi, e lo SDI applica a quelle fatture il flusso di accettazione o rifiuto da parte dell'ente.

Se sbagli il formato, la fattura viene scartata. Nei programmi di fatturazione il formato viene di norma impostato automaticamente quando contrassegni il cliente come Pubblica Amministrazione.

Il codice ufficio IPA

Per i clienti privati il codice destinatario è una sigla di sette caratteri legata al canale tecnico. Per la PA è diverso: sono sei caratteri e identificano l'ufficio preciso dell'amministrazione che deve ricevere la fattura. È il codice univoco ufficio pubblicato nell'Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA), consultabile su indicepa.gov.it.

Un ente grande ha decine di uffici di fatturazione, uno per direzione o per sede: il codice dell'ufficio sbagliato produce una fattura che arriva formalmente, ma a un ufficio che non sa nulla della tua fornitura e non la pagherà. Per questo la regola pratica migliore è farsi indicare il codice dall'ufficio che ha emesso l'ordine, e verificarlo poi su IPA. Un codice inesistente o cessato fa scartare la fattura dallo SDI.

CIG e CUP: i codici che sbloccano il pagamento

Sono due codici di tracciabilità che accompagnano le forniture alla PA:

La regola che conta: se l'ordine o il contratto riportano CIG o CUP, quei codici devono comparire in fattura. In mancanza, l'amministrazione non può procedere al pagamento: non è una formalità che si può sanare con una telefonata, è un divieto a carico dell'ente. Nel file XML i due codici hanno campi dedicati all'interno dei blocchi dei dati dell'ordine d'acquisto, del contratto, della convenzione o delle fatture collegate.

Non tutte le forniture hanno un CIG — esistono casi esclusi dagli obblighi di tracciabilità — ma la verifica va fatta sui documenti dell'ente, non per intuito: se nell'ordine c'è, in fattura ci deve essere.

La firma digitale

Qui c'è la differenza più netta rispetto alle fatture fra privati, dove la firma digitale non è richiesta. La fattura FPA12 va firmata digitalmente prima di essere trasmessa: il file che arriva allo SDI è un XML firmato, e il nome del file ha di conseguenza l'estensione del formato di firma. Senza firma valida la fattura viene scartata.

In pratica non è un ostacolo: i software che gestiscono la fatturazione verso la PA applicano la firma in automatico al momento dell'invio, e non serve avere una smart card personale.

Lo split payment

La scissione dei pagamenti — in inglese split payment — è il meccanismo per cui la PA, su molte forniture, non ti paga l'IVA: ti versa il solo imponibile e provvede lei a versare l'imposta direttamente all'Erario.

In fattura l'IVA si espone normalmente, con l'aliquota corretta; cambia il campo dell'esigibilità dell'IVA, che va valorizzato con S per indicare la scissione dei pagamenti. Il risultato è che il totale documento comprende l'IVA ma l'importo che riceverai è il solo imponibile.

Imponibile1.000,00 €
IVA 22% (esigibilità S, versata dalla PA)220,00 €
Totale documento1.220,00 €
Importo che ti verrà pagato1.000,00 €

Lo split payment non si applica a tutte le operazioni: restano fuori, fra l'altro, le prestazioni soggette a ritenuta d'acconto, cioè le tipiche parcelle dei professionisti. Se non sei sicuro che la tua operazione ci rientri, chiedilo all'ufficio dell'ente o al tuo commercialista prima di emettere: l'informazione compare di solito nell'ordine o nel contratto.

Accettazione, rifiuto, decorrenza termini

Qui il flusso si allunga rispetto alle fatture fra privati. Dopo la consegna della fattura, l'amministrazione ha quindici giorni dalla data di ricezione per rispondere, e le risposte possibili sono tre:

EsitoChe cosa significa
Accettazione (EC01) L'ente ha preso in carico la fattura. Si va al pagamento.
Rifiuto (EC02) L'ente respinge la fattura, indicando la motivazione. Il documento va gestito.
Decorrenza termini Sono passati quindici giorni senza risposta: la fattura si considera consegnata e il silenzio non sospende l'obbligo di pagamento.

Quando la PA può rifiutare

Fino al 2020 il rifiuto era una zona grigia, e alcuni enti lo usavano per qualunque imprecisione. Un decreto del Ministero dell'Economia ha poi tipizzato le cause di rifiuto, riducendole a pochi casi e imponendo all'amministrazione di motivare la propria decisione. In sintesi il rifiuto è ammesso quando:

Soprattutto: l'amministrazione non può rifiutare la fattura per errori che si possono correggere con una nota di credito. Un importo sbagliato, un'aliquota errata, un dato anagrafico da aggiornare si sistemano con un documento di variazione, non con il rifiuto.

Nota pratica: una fattura rifiutata, a differenza di una scartata dallo SDI, è stata emessa. La via corretta è quasi sempre emettere una nota di credito a storno e poi la fattura corretta.

Tempi di pagamento

Le pubbliche amministrazioni sono tenute a pagare entro termini fissati dalla normativa sui ritardi di pagamento: in via generale trenta giorni dal ricevimento della fattura, con termini più lunghi previsti per alcune fattispecie, in particolare nel settore sanitario. Il termine decorre dalla ricezione, non dall'accettazione: la decorrenza termini dopo i quindici giorni di silenzio è quindi un dato utile da tenere d'occhio.

Lista di controllo prima dell'invio

Con FATTURE4U le fatture alla PA partono in formato FPA12, firmate, con codice ufficio, CIG, CUP e split payment già al loro posto. Prova gratis per 15 giorni.

Domande frequenti

Dove trovo il codice ufficio di una Pubblica Amministrazione?

Nell'Indice delle Pubbliche Amministrazioni, consultabile su indicepa.gov.it: si cerca l'ente e si individua l'ufficio di fatturazione elettronica, che ha un codice univoco di sei caratteri. Il modo più sicuro resta però farselo indicare dall'ufficio che ha ordinato la fornitura, perché un ente grande ha molti uffici.

Serve davvero la firma digitale sulle fatture alla PA?

Sì: a differenza delle fatture verso privati e imprese, la fattura in formato FPA12 va firmata digitalmente prima della trasmissione. Senza firma valida il Sistema di Interscambio la scarta. I software di fatturazione che gestiscono la PA applicano la firma automaticamente.

Che cos'è lo split payment e come si indica in fattura?

È la scissione dei pagamenti: la PA ti paga il solo imponibile e versa l'IVA direttamente all'Erario. In fattura l'IVA si espone normalmente, ma il campo dell'esigibilità va valorizzato con la lettera S, e l'importo che ti verrà pagato corrisponde al netto senza IVA.

La PA può rifiutare una fattura per qualsiasi motivo?

No. Dal 2021 le cause di rifiuto sono tipizzate da un decreto ministeriale e si riducono a pochi casi, fra cui operazione mai avvenuta, CIG o CUP mancanti o errati e alcune indicazioni specifiche per farmaci e dispositivi medici. La PA deve inoltre motivare il rifiuto, e non può rifiutare per errori sanabili con una nota di credito.

Quanto tempo ha la PA per accettare o rifiutare la fattura?

Quindici giorni dalla data di ricezione. Se entro quel termine non invia nulla, lo SDI ti recapita una notifica di decorrenza termini e la fattura si considera consegnata: il mancato riscontro non blocca l'obbligo di pagamento.