Guide · Nota di credito
La nota di credito (TD04): quando si emette e come si compila
Ultimo aggiornamento: 6 ottobre 2026
Una fattura emessa non si cancella e non si modifica. Se l'importo era sbagliato, se il cliente ha
reso la merce, se il lavoro non si è fatto, la strada è una sola: emettere un secondo documento che
corregge il primo. Quando la correzione va verso il basso quel documento è la nota di
credito, che nella fattura elettronica porta il tipo documento TD04.
Questa guida spiega in quali casi si può emettere, entro quando, come collegarla alla fattura di origine e quali errori la fanno scartare dal Sistema di Interscambio.
Che cos'è una nota di credito
È una fattura al contrario. Ha la stessa struttura, gli stessi campi, lo stesso percorso attraverso lo SDI — cambia il tipo documento e cambia il verso dell'operazione: riduce quanto il cliente ti deve e riduce l'IVA che hai addebitato.
In linguaggio tecnico è una variazione in diminuzione, disciplinata dall'articolo 26 del DPR 633 del 1972. Il punto chiave di quella norma è che la nota di credito, quando ne ricorrono le condizioni, ti permette di recuperare l'IVA che avevi versato allo Stato su una somma che in realtà non incasserai.
Attenzione alla parola «permette»: emettere la nota di credito è una facoltà, non un obbligo. Puoi rinunciare — rinunciando però anche al recupero dell'IVA. L'opposto vale per la nota di debito, che invece è obbligatoria, come vediamo più avanti.
Quando si emette
I casi più comuni sono questi:
- Errori di fatturazione: importo sbagliato, quantità errata, aliquota IVA troppo alta, dati del cliente errati su una fattura già consegnata.
- Resi di merce o servizi non eseguiti in tutto o in parte.
- Sconti e abbuoni concessi dopo l'emissione, se previsti dal contratto.
- Risoluzione, recesso, annullamento del contratto: l'operazione viene meno.
- Mancato pagamento a seguito di procedure concorsuali o esecutive rimaste infruttuose. È il caso più delicato, con regole proprie sui tempi: conviene farsi seguire dal commercialista.
Un caso in cui la nota di credito non serve
Se la fattura è stata scartata dallo SDI, non emettere nessuna nota di credito. Una fattura scartata non è mai stata emessa: va corretta e ritrasmessa, meglio se entro cinque giorni dalla notifica, conservando numero e data originari. Lo spieghiamo in dettaglio nella guida su come funziona la fattura elettronica.
Entro quando si può emettere
Qui l'articolo 26 distingue due situazioni, e la distinzione conta davvero.
| Motivo della riduzione | Termine |
|---|---|
| Nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione del contratto o casi simili; abbuoni e sconti previsti contrattualmente fin dall'origine | Nessun termine |
| Accordo sopravvenuto fra le parti (per esempio uno sconto concesso dopo, non previsto nel contratto) | Un anno dall'effettuazione dell'operazione |
Il termine annuale si misura dall'operazione originaria, non dalla fattura. Un'ulteriore accortezza: anche quando la nota di credito è emettibile senza limiti di tempo, il recupero dell'IVA va esercitato entro i termini della dichiarazione annuale relativa all'anno in cui si è verificato il presupposto. Tradotto: non conviene lasciarla in sospeso a lungo.
Totale o parziale
La nota di credito totale annulla l'intera fattura. È quella che si usa quando la fattura è da rifare da capo: si storna tutto e si emette una fattura nuova e corretta. Il cliente si ritrova con tre documenti — la fattura sbagliata, la nota di credito che la azzera, la fattura giusta — e la contabilità torna.
La nota di credito parziale riduce solo una parte. È la scelta quando il reso riguarda due articoli su dieci, o quando lo sconto si applica a una sola riga. In questo caso si indicano in nota solo le righe interessate, con i relativi importi e aliquote.
Un esempio numerico semplice. Fattura originaria: 1.000 € di imponibile, IVA 22% pari a 220 €, totale 1.220 €. Il cliente restituisce merce per 300 €. La nota di credito parziale riporterà 300 € di imponibile e 66 € di IVA, per un totale di 366 €: resta dovuto 854 €. Nota il dettaglio importante: l'aliquota della nota deve essere la stessa della fattura originaria, non quella in vigore oggi.
Come si collega alla fattura di origine
Il collegamento non è un vezzo: è ciò che permette al cliente e all'Agenzia delle Entrate di capire quale documento stai correggendo. Nel file XML esiste un blocco dedicato ai dati delle fatture collegate, in cui si indicano:
- il numero della fattura di origine;
- la sua data;
- facoltativamente il riferimento alla riga specifica, quando la nota è parziale.
Oltre al collegamento tecnico, conviene scrivere anche in chiaro, nella descrizione o nelle note, una frase del tipo «Storno totale della fattura n. 42 del 18/09/2026 per risoluzione del contratto». Chi riceve la nota la deve registrare, e una motivazione leggibile gli risparmia una telefonata.
Gli altri dati
Il resto della nota segue le regole della fattura: numerazione progressiva senza duplicati nell'anno (puoi usare la stessa serie delle fatture o una serie dedicata), data di emissione, dati completi di cedente e cessionario, codice destinatario del cliente. Se c'erano ritenuta d'acconto o cassa previdenziale in fattura, vanno riportate anche in nota, nella stessa proporzione.
L'errore più frequente: il segno meno
In una nota di credito elettronica gli importi si scrivono positivi. È il tipo
documento TD04 a dire allo SDI, al destinatario e al suo software che quei numeri vanno
sottratti. Mettere il segno meno davanti agli importi è un errore che può portare allo scarto o, peggio,
a una registrazione sbagliata dalla parte del cliente, con l'importo raddoppiato anziché stornato.
La nota di debito (TD05)
Quando la correzione va nella direzione opposta — hai fatturato meno del dovuto, oppure hai
applicato un'aliquota IVA più bassa di quella corretta — si emette una nota di debito,
tipo documento TD05. Tecnicamente è una variazione in aumento.
Due differenze da ricordare rispetto alla nota di credito:
- la nota di debito è obbligatoria: se l'imponibile o l'imposta erano inferiori al dovuto, l'integrazione va fatta;
- non ha i limiti temporali dell'articolo 26 previsti per le riduzioni, perché lì il legislatore tutela l'Erario, non il contribuente.
In pratica, la nota di debito si vede meno spesso: quando l'importo da aggiungere è significativo, le aziende preferiscono spesso emettere una fattura integrativa ordinaria. Entrambe le strade sono percorribili.
Riepilogo
| Nota di credito | Nota di debito | |
|---|---|---|
| Tipo documento | TD04 | TD05 |
| Effetto | Riduce la fattura | Aumenta la fattura |
| Obbligatoria? | No, è una facoltà | Sì |
| Limiti di tempo | Un anno se da accordo sopravvenuto, altrimenti nessuno | Nessun termine specifico |
| Segno degli importi | Positivo | Positivo |
Domande frequenti
Gli importi della nota di credito vanno scritti con il segno meno?
No. In una nota di credito elettronica gli importi si indicano positivi: è il tipo documento
TD04 a dire allo SDI e al destinatario che si tratta di una riduzione. Scrivere importi
negativi è uno degli errori più frequenti e può far scartare il documento.
Devo emettere una nota di credito se la fattura è stata scartata dallo SDI?
No. Una fattura scartata non è mai stata emessa: non esiste nulla da stornare. Va corretta e ritrasmessa, possibilmente entro cinque giorni dalla notifica di scarto, conservando numero e data originari.
Entro quando posso emettere una nota di credito?
Dipende dal motivo. Se la riduzione nasce da nullità, annullamento, revoca, risoluzione o rescissione del contratto, oppure da abbuoni e sconti previsti contrattualmente, non c'è un termine. Se invece nasce da un accordo sopravvenuto fra le parti, il limite è un anno dall'effettuazione dell'operazione.
La nota di credito ha una numerazione propria?
Deve avere un numero progressivo che la identifichi in modo univoco. Si può usare la stessa serie delle fatture oppure una serie dedicata: entrambe le scelte sono ammesse, purché la numerazione sia coerente e senza duplicati nell'anno.
Qual è la differenza fra nota di credito e nota di debito?
La nota di credito (TD04) riduce l'importo di una fattura già emessa. La nota di
debito (TD05) lo aumenta, per esempio quando ci si accorge di aver fatturato meno del
dovuto o di aver applicato un'aliquota IVA troppo bassa. L'aumento, a differenza della riduzione, è
un obbligo.